NON È UN PARTITO PER GIOVANI. L’IDENTIKIT: UOMO, ANZIANO E ISTRUITO

NON È UN PARTITO PER GIOVANI. L’IDENTIKIT: UOMO, ANZIANO E ISTRUITO

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Articolo consultabile su Questioni Primarie 5/2017

NON È UN PARTITO PER GIOVANI. L’IDENTIKIT: UOMO, ANZIANO E ISTRUITO

Marino De Luca, Università della Calabria

Non è (più) una selezione per giovani. E questo lo sapevamo. Come già anticipato nel numero precedente di Questioni Primarie, dal 2007 ad oggi, il dato relativo alla partecipazione degli “under 35” è diminuito sensibilmente. Alla nascita del Partito Democratico, ormai 10 anni fa, la partecipazione giovanile raggiungeva il 30% (Fig. 5). Un dato confortante in mano alla prima segreteria Veltroni. Poi qualcosa è cambiato, c’entra poco o forse niente, ma il PD, come del resto anche gli altri partiti, non è più riuscito a sfruttare/valorizzare il patrimonio della propria giovanile – punto di contatto verso l’esterno – e a garantirle un’adeguata autonomia oltre che una sana e “indisciplinata” critica verso l’interno. Dalla Sinistra Giovanile prima ai Giovani Democratici dopo, qualcosa è cambiato. Anche il dato sulla partecipazione, certo per altre cause più profonde e in linea con un trend generale, sembrerebbe averne risentito.

Quasi come in Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry, il mondo che si frantuma, quando tutto intorno cade a pezzi, non ha che cause endogene: cancellare se stessi tra ricordo e sentimento. E allora con Bersani nel 2009, nel tentativo di ridare forza alla giovanile, il dato sulla partecipazione degli “under 35” è sceso al 24% e addirittura con l’ondata di rinnovamento del Renzi I al 19%.

Un crollo senza fine? Ebbene sì, anche nelle primarie 2017 i primi dati del Renzi II indicano un’ulteriore diminuzione con gli “under 35” appena al 15%. Questo presuppone di contro un invecchiamento dei partecipanti con la categoria “35-54” che si assottiglia e quella degli “over 55” che si impone come predominante.

Fig. 5 – L’età dei selettori (2007-2017)

Fonte: nostre elaborazioni su dati C&LS.

Partito e/o candidati senza appeal? In realtà i dati dei singoli selettori presentano alcune differenze interessanti. Infatti, mentre Renzi rappresenta il partito cosi com’è, Orlando ed Emiliano sembrano intercettare un elettorato più giovane, con il governatore pugliese che raggiunge ben il 20% tra gli “under 35” (Fig. 6). Una ricchezza ridimensionata, visto il risultato nazionale di Emiliano, ma comunque uno squarcio sulle note di J-Ax che affida ad un uomo, quasi 20 anni più vecchio di Renzi, la capacità di intercettare un elettorato difficile e in via di estinzione.

Fig. 6 – L’età dei selettori dei tre candidati (2017)

Fonte: nostre elaborazioni su dati C&LS.

Qualcosa è cambiato quindi sotto il cielo della socialdemocrazia italiana. Infatti, a prima vista, sulla composizione anagrafica sembrerebbero impattare le diverse esperienze di socializzazione politica dei selettori dem. Parliamo di tre generazioni politiche diverse contraddistinte da persone nate nello stesso periodo e vincolate alla condivisione di identiche influenze storiche, culturali, sociali e politiche: gli individui che hanno vissuto la loro socializzazione durante l’esperienza degli anni settanta (fino ai primi anni ottanta); quelli più disinteressati degli anni novanta, figli della crisi dei partiti e di Tangentopoli; e infine la coorte, più apatica e distante, che si è formata nell’era (post) berlusconiana.

Non buonissime notizie in casa PD, dunque, che in qualche modo deve rimettere mano alla questione giovanile se vuole garantire una continuità al proprio progetto.

Perché ancora troppe poche donne? Salvo una leggera flessione positiva rispetto al 2013 (Fig. 7), le donne rappresentano ancora meno del 50% dei selettori. In realtà, importanti studi hanno evidenziato una considerevole riduzione del gender gap che, in alcuni paesi europei, ha portato la partecipazione femminile a superare significativamente in termini percentuali quella maschile. Il dato più interessante, che impatta sulla partecipazione, è legato molto probabilmente all’aumento in termini quantitativi e qualitativi del ruolo delle donne all’interno dei partiti e delle istituzioni. Non è il caso del PD purtroppo. Basti guardare alla composizione del partito (tre candidati, tutti rigorosamente uomini, per la segreteria), ma anche alla composizione delle segreterie regionali, provinciali, ecc. La bassa partecipazione femminile risente probabilmente della minore importanza del ruolo delle donne all’interno di contesti istituzionali e politici, oltre che ai fattori socioeconomici (professione e reddito).

Fig. 7 – Il genere dei selettori (2007-2017)

Fonte: nostre elaborazioni su dati C&LS.

Il dato sembrerebbe migliorare nel selettorato di Renzi più “femminilizzato” rispetto a quello del diretto competitor Orlando, mentre quello di Emiliano risulta in linea con il dato generale (Fig. 8).

Fig. 8 – Il genere dei selettori dei tre candidati (2017)

Fonte: nostre elaborazioni su dati C&LS.

Infine, l’istruzione che ormai sembra consolidare il rapporto tra partecipazione e alti livelli di educazione (Fig. 9). Il connubio, emerso già in numerose ricerche sia teoriche che empiriche, infatti, sottolinea l’importanza dell’educazione (come del resto anche dell’occupazione) rispetto ad una maggiore propensione alla partecipazione in politica.

Fig. 9 – Livello di istruzione dei selettori (2007-2017)

Fonte: nostre elaborazioni su dati C&LS.

Un dato molto interessante riguarda Renzi (Fig. 10) che, rispetto agli altri due candidati, è in grado di attrarre in misura maggiore, all’interno dei propri selettori, il voto dei “meno istruiti”.

Fig. 10 – Livello di istruzione dei selettori dei tre candidati (2017)

Fonte: nostre elaborazioni su dati C&LS.

Più in generale, il PD dovrebbe prestare più attenzione al fatto che selettori più informati (e istruiti) tendono a scegliere in base a temi specifici – come i diritti civili, la difesa dell’ambiente, l’eguaglianza di genere, ecc. – tenendo in minor conto le posizioni ideologiche. In questo contesto in piena evoluzione, la nuova sinistra ha ricercato, e spesso ottenuto, il consenso di una base elettorale concentrata principalmente nei ceti medi e con livelli di istruzione medio-alti, entrando in competizione ideologica con la propria tradizione di matrice operaista. Elettori più informati richiedono maggiori attenzioni e le maggiori attenzioni presuppongono rapporti e programmi (anche visioni) di medio e lungo periodo. Il rischio è il solito e per questo basta guardare alla Francia.