IL CROLLO DELLA PARTECIPAZIONE: VERSO PRIMARIE MERIDIONALIZZATE?

IL CROLLO DELLA PARTECIPAZIONE: VERSO PRIMARIE MERIDIONALIZZATE?

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Articolo consultabile su Questioni Primarie 5/2017

IL CROLLO DELLA PARTECIPAZIONE: VERSO PRIMARIE MERIDIONALIZZATE?

Stefano Rombi, Università di Cagliari

Che si sia trattato di selezionare i leader di partito oppure di individuare i candidati alla premiership, le elezioni primarie in salsa italiana sono state, troppo spesso, votazioni con un vincitore annunciato. Quelle della scorsa domenica, se possibile, hanno portato questa tendenza a livelli analoghi alle primarie (per la premiership) vinte da Prodi nel 2005 e da Veltroni (per la leadership) nel 2007. Sarà forse per questa ragione che tutti gli osservatori – e molto spesso anche gli stessi candidati – si sono concentrati fin da subito su un unico, fondamentale, elemento: la partecipazione. E in particolare sulla ormai sempre presente asticella al di sotto o al di sopra della quale si troverebbe la differenza tra il fallimento e il successo. Come sempre succede, gli sconfitti annunciati – Orlando e Emiliano – hanno giocato ad alzare la posta. Certo, data la scarsa competitività della selezione e dato il contesto politico sfavorevole per il PD, nessuno poteva aspettarsi i quasi 3 milioni del 2013, ma, secondo Orlando, almeno i 2 milioni di selettori potevano (dovevano?) essere raggiunti. Sull’altro versante, il front-runner Renzi ha, invece, lanciato un messaggio molto diverso, abbassando l’asticella fino ad un irrealistico milione di partecipanti. La ragione della prudenza renziana è quasi ovvia: avendo la certezza di vincere, bisognava evitare il rischio che i problemi arrivassero dal lato dell’affluenza ai gazebo. Perciò: meglio tenersi bassi. I dati ufficiali diffusi ufficialmente solo su base nazionale raccontano di una partecipazione complessiva pari a 1.848.658 selettori: circa un milione in meno rispetto ai 2.814.881 delle precedenti primarie per la leadership del PD.

Per capire quale sia stato l’appeal delle primarie appena trascorse è il caso di osservare i numeri presentati nella Tabella 1, con l’avvertenza che non si tratta ancora di dati ufficializzati dai responsabili organizzativi del PD. In via preliminare, va chiarito che il tasso di partecipazione, tanto per il 2013 quanto per il 2017, è calcolato utilizzando il voto ricevuto dal PD alle elezioni parlamentari del 2013 (Camera). Nel caso della Valle d’Aosta – dove il PD non si presentò – sono stati considerati i voti ricevuti dall’Union Valdôtaine Progressiste. Come si vede, il quadro regionale fornisce alcuni spunti interessanti. Innanzitutto, nelle primarie del 30 aprile la zona con il tasso maggiore di partecipazione è il meridione. Si tratta di un elemento di differenza rispetto al 2013 quando, del tutto prevedibilmente, le regioni a più alta partecipazione furono le quattro regioni (ex) rosse.  Il sud, in realtà, ha semplicemente tenuto di più rispetto alla vera e propria slavina che sembra aver colpito i selettori di quelle che, nonostante tutto, continuano ad essere le aree di maggior forza per i democratici. Se guardiamo alle singole regioni, il più alto numero di selettori in valori assoluti è stato registrato in Lombardia (226.360 selettori), una regione che nel 2013 era stata surclassata dai quasi 410.000 selettori dell’Emilia-Romagna e dai quasi 395.000 della Toscana.

Le differenze con il 2013, quindi, non sembrano poche. Una conferma importante arriva dalla Figura 3 che, per ciascuna regione, presenta gli scarti percentuali tra il numero di selettori del 2013 e quelli del 2017.

Come si vede, sono proprio le regioni del centro-nord a mostrare gli scarti maggiori, a partire dal -51,3% registrato in Veneto e dal -49,9% del Trentino-Alto Adige. Mediamente, nelle regioni del Nord la differenza percentuale rispetto al 2013 è pari a -46% e nelle regioni del centro (ex zona rossa) tocca il -46,6%. L’unica regione centro-settentrionale nella quale l’emorragia di votanti non ha superato di molto il 40% è stata la Lombardia, dove lo scarto si è fermato a -40,2%. Nelle regioni meridionali, invece, il quadro è parzialmente diverso. Tanto per cominciare, sono meridionali le due eccezioni rappresentate dalla Basilicata e dalla Puglia. In queste regioni, l’insediamento territoriale del PD, da un lato, e l’effetto Emiliano, dall’altro, hanno determinato una crescita della partecipazione rispetto al 2013 del 20%. In tutte le altre regioni il numero di selettori è stato inferiore rispetto al 2013 ma in misura sicuramente più bassa rispetto alle aree centro-settentrionali del paese. Al Sud, mediamente, la partecipazione è calata del 10,3% (il calo sarebbe pari al 18,9% se non considerassimo le regioni in cui si è registrato un aumento dei votanti).

L’analisi dei dati aggregati restituisce un’immagine peculiare delle primarie del 2017: è in atto un processo di meridionalizzazione del voto. Indagare le cause di questo fenomeno meriterebbe certamente un’analisi più approfondita. E tuttavia, è appena il caso di richiamare il fatto che le regione del sud, relativamente meno dotate di capitale sociale, sono anche quelle in cui il voto di opinione fa più fatica ad imporsi. Laddove, invece, continuano ad avere non poca presa sull’elettorato politici locali in grado di mobilitare migliaia di preferenze. Tutto ciò, anche alla luce del fatto che insieme al segretario si eleggevano i mille delegati dell’Assemblea Nazionale, potrebbe aver giocato un ruolo non secondari nella relativa tenuta della partecipazione nel Mezzogiorno.

 

Tab. 1 – Partecipazione alle elezioni primarie del PD (2017 e 2013)
Regione Partecipanti 2017 Partecipanti 2013 Partecipanti 2017 (%) Partecipanti 2013 (%)
Lombardia 226.360 378.769 15,4 25,8
Liguria 47.973 82.108 18,5 31,7
Piemonte 89.378 165.076 13,9 25,6
Valle d’Aosta 1.889 3.571 10,4 19,6
Nord-Ovest 365.600 629.524 15,3 26,4
Veneto 86.737 178.115 13,8 28,4
Friuli-Venezia Giulia 25.536 47.050 14,3 26,4
Trentino-Alto Adige 14.034 28.029 13,9 27,7
Nord-Est 126.307 253.194 13,9 27,9
Emilia-Romagna 216.220 406.899 21,8 41,1
Toscana 210.867 394.857 25,4 47,5
Umbria 40.568 71.457 24,0 42,4
Marche 47.252 93.716 18,4 36,5
Centro (ex Zona rossa) 514.907 966.929 22,9 43,0
Lazio 171.000 253.354 20,1 29,7
Abruzzo 45.000 54.314 25,6 30,9
Molise 11.697 12.438 27,5 29,3
Campania 150.879 193.318 23,1 29,6
Puglia 148.038 123.451 36,3 30,3
Basilicata 39.169 32.777 49,2 41,2
Calabria 70.000 89.822 33,4 42,9
Sicilia 115.000 129.680 24,6 27,7
Sardegna 46.629 59.257 20,0 25,4
Sud e Isole 745.063 948.411 23,9 30,4
Italia 1.751.877 2.798.058 20,2 32,3
Nota: non essendo ancora disponibili i dati ufficiali, il dato sui partecipanti 2017 delle regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Sicilia e Veneto non comprende i voti non validi. Inoltre, non è ancora stato messo a disposizione il dato sulla partecipazione all’estero.

Fonte: nostra elaborazione su dati C&LS per il 2013; nostra elaborazione su fonti giornalistiche per il 2017.

 

 

Fig. 3 – Scarto percentuale tra i selettori del 2013 e i selettori del 2017

Fonte: nostra elaborazione su dati C&LS per il 2013; nostra elaborazione su fonti giornalistiche per il 2017.