Primarie Pd, l’analisi dei dati: Renzi conferma i suoi sostenitori, Emiliano ha...

Primarie Pd, l’analisi dei dati: Renzi conferma i suoi sostenitori, Emiliano ha unito i delusi

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Articolo consultabile su Repubblica.it

I flussi elettorali nel voto del 30 aprile: per l’ex premier si conferma la difficoltà a mobilitare chi si è astenuto 4 anni fa

di EUGENIO SALVATI (università di Pavia) e MICHELANGELO VERCESI (Leuphana Universität Lüneburg & Università degli Studi di Milano)

Pubblichiamo un articolo estratto dalla newsletter Questioni primarie, che analizza i temi legati al voto, al congresso e alla mobilitazione di elettori e simpatizzanti del Pd.

Anche in queste primarie, come nel 2013, Renzi si è presentato da subito come il candidato più forte. Tuttavia, il ruolo in commedia del leader PD è cambiato rispetto al passato. Se Orlando rappresentava il principale competitor, o almeno ambiva a esserlo, Emiliano impersonava invece la parte dell’outsider. Un’inversione dei ruoli dunque.

La notevole affermazione elettorale di Renzi nelle primarie di domenica 30 aprile pone l’interessante questione dei flussi di consenso di cui egli ha goduto, rispetto al 2013. Il consenso del 2017 è una stabilizzazione di quello del 2013? Renzi è stato in grado di coagulare parte del sostegno andato ai suoi precedenti competitor? È riuscito ad attirare quegli elettori che nel 2013 si erano astenuti? Orlando ed Emiliano, dal canto loro, sono stati in grado di pescare – almeno in parte – nel bacino di chi aveva sostenuto Renzi alle precedenti primarie?

Il grafico qui di seguito chiarisce le dinamiche elettorali del 30 aprile alla luce del voto espresso dai selettori intervistati nel 2013.

I dati mostrano come la grande maggioranza degli elettori che ha partecipato a queste primarie ha inteso confermare la fiducia che aveva dato a Renzi nel 2013. Ben il 75% del totale dei votanti ha ribadito il proprio sostegno politico al segretario uscente. Considerando i dati disaggregati rispetto ai tre contendenti, possiamo osservare come, tra chi ha scelto Renzi in queste primarie, ben l’88% lo aveva appoggiato nel 2013 e ha così riconfermato la propria scelta.

Il resto delle preferenze accordate a Renzi sono numeri marginali “pescati” dai due contendenti di allora, Cuperlo (12%) e Civati (8%). Ancor più marginale è la percentuale di selettori che hanno scelto Renzi alle ultime primarie, ma che non si erano invece recati alle urne nel 2013 (5%). Quest’ultimo dato è rilevante: ci dice infatti che l’ex presidente del Consiglio non è in generale riuscito a mobilitare tra coloro i quali in precedenza avevano optato per il non voto. Meglio, da questo punto di vista, sono riusciti a fare in termini percentuali gli sfidanti Orlando e Emiliano, i quali hanno ottenuto voti dagli astenuti del 2013 rispettivamente per l’8% e il 16%.

È interessante osservare come, tra gli elettori di Emiliano, quasi la metà (48%), avesse votato per Renzi nel 2013. È plausibile che si tratti dunque di quella quota di elettori del PD delusi dal leader: che pur avendolo sostenuto nel 2013, alla prova dei fatti non ne hanno apprezzato la gestione del partito. Questi elettori hanno probabilmente visto nella mozione Emiliano, la più apertamente ostile verso Renzi, una rottura rispetto alla precedente segreteria. Il 21% di coloro i quali hanno scelto Emiliano, inoltre, avevano fornito il proprio sostegno a Cuperlo nel 2013, mentre il 15% aveva invece sostenuto Civati. Ciò significa che circa un quinto degli elettori di Emiliano ha scelto di virare verso un voto di rottura dopo essersi invece indirizzato nel 2013 verso una scelta “d’apparato” (si rammenti che Cuperlo era sostenuto dall’allora segretario uscente Bersani).

Per quel che concerne Orlando, il 38% dei suoi elettori aveva sostenuto Renzi, attestandosi poco sopra la percentuale di chi nel 2013 aveva sostenuto Cuperlo (32%). Tali numeri rilevano come la mozione del ministro della Giustizia sia considerabile come la più “centrista” tra le tre in lizza, ereditando in parti molto simili il consenso di chi aveva appoggiato Cuperlo e Civati (22%) contro Renzi, ma raccogliendo anche una quota non marginale di delusi da Renzi stesso.

Da questi numeri emergono tendenze miste circa i flussi di voto tra le primarie 2013 e quelle del 2017, per quanto concerne l’ex primo ministro Renzi. Dopo poco meno di tre anni di governo, poco più di tre anni di segreteria del PD nonché dopo la dura sconfitta al referendum sulle riforme costituzionali che ha portato alle sue dimissioni da presidente del Consiglio, Renzi è nel complesso riuscito a mantenere un largo consenso tra gli elettori del PD che hanno partecipato alla scelta per il segretario.

Circa il 90% di coloro i quali hanno dato la propria preferenza a Renzi già si erano espressi a suo favore nel 2013. Inoltre, Renzi è riuscito ad attirare, seppur in minima parte, anche elettori che in tale occasione non avevano votato per lui. Tuttavia, occorre sottolineare che una parte dei sostenitori dei due competitor Orlando e Emiliano sono elettori delusi dall’ex segretario. Tale mobilità elettorale può essere indicativa delle difficoltà con cui si dovrà scontrare Renzi come segretario del PD nel prossimo futuro. Da un lato, dovrà riuscire a mantenere il consenso di cui attualmente gode; dall’altro, dovrà tenere conto di una quota di elettori che gli avevano accordato fiducia durante la sua scalata al partito e che, dopo averlo messo alla prova, gli hanno preferito prospettive alternative.

“Questioni Primarie” è un osservatorio sulle primarie. È un progetto di Candidate & Leader Selection, realizzato grazie alla collaborazione con l’edizione online della rivista “il Mulino” e con il coinvolgimento dell’Osservatorio sulla Comunicazione Pubblica e Politica dell’Università di Torino. 

 

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