Primarie Pd, se vengono a mancare le ‘matricole’ ai gazebo

Primarie Pd, se vengono a mancare le ‘matricole’ ai gazebo

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Pubblichiamo un articolo estratto dalla newsletter Questioni primarie: ogni settimana, fino alle primarie del Partito Democratico, Repubblica.it pubblicherà un articolo dalla newsletter, che analizza i temi legati al voto, al congresso e alla mobilitazione di elettori e simpatizzanti del Pd.

Articolo consultabile su Repubblica.it 27 Aprile 2017

di ROBERTO DE LUCA (Università della Calabria)

Le elezioni primarie, anche quelle impropriamente così denominate per l’elezione della leadership di un partito, riescono a mobilitare e a far partecipare una parte degli sfiduciati della politica, che possono essere definiti partecipanti intermittenti. In questa categoria di partecipanti alle primarie e astenuti alle precedenti elezioni politiche, i giovani rappresentano una buona parte, che evidenzia il difficile rapporto delle nuove generazioni con la politica e, in particolare, con i partiti.

Le primarie possono rappresentare una buona occasione e, quindi, uno strumento per avvicinare i cittadini alla politica e ai partiti. Potremmo aggiungere, per meglio dire, che i cittadini per andare a votare, e far funzionare meglio la democrazia, devono avere un buon motivo. Nelle precedenti indagini di C&LS sono state censite le ‘matricole’, coloro che votano per la prima volta alle primarie, e i ‘veteran’, coloro che si sono recati più volte ai gazebo.

Fra le matricole è rilevante la percentuale di giovani, compresi fra i 16 e i 34 anni, anche perché fra questi sono compresi coloro che per motivi anagrafici hanno avuto in precedenza meno occasioni, o nessuna, di esprimere la loro scelta. Trattandosi della scelta di una persona, del leader, i partecipanti neofiti o intermittenti possono trovare il buon motivo che li spinge a partecipare nella fiducia verso il candidato o nella sua proposta politica.

Nelle primarie del 2012, con ogni probabilità, il tema della campagna che maggiormente fece breccia nel selettorato individuato come ‘matricole’ e ‘elettori intermittenti’, fu la rottamazione proposta da Matteo Renzi. Nel 2012 il 56,6% delle matricole, infatti, andò ai gazebo per votare Renzi. Nelle primarie dell’anno successivo, Matteo Renzi, nella veste di vincitore annunciato, ottenne addirittura l’80,1% dei voti delle matricole.

Il successo di Renzi fra questi particolari elettori può rappresentare l’antefatto o la premessa al 40,8% ottenuto dal PD nelle elezioni europee della primavera 2014. Il primato del PD nel 2014 derivò, infatti, da un consistente numero di elettori che per la prima volta votavano PD (o che avevano votato alle primarie del 2013). E nel 2017, come voteranno le matricole e, soprattutto, quanti saranno i nuovi selettori del segretario del PD? Già prima della fase del voto dei circoli, i due sfidanti di Renzi – Emiliano ed Orlando – confidavano, presentando la loro candidatura, nella partecipazione alle primarie dei non iscritti al PD.

Una partecipazione limitata ai tesserati e a pochi altri simpatizzanti non potrebbe che replicare l’esito – scontato – del voto dei circoli. È proprio quello che temono accada i due candidati sfidanti di Renzi. Una bassa partecipazione che favorirebbe l’incumbent Renzi. Ricapitolando, i due sfidanti di Renzi sperano in una vasta partecipazione, soprattutto delle matricole e dei giovani, per riuscire a scalzare il segretario uscente.

Una campagna elettorale limitata, voluta da Renzi stesso, dai toni tenuti soffusi soprattutto dal candidato vincitore annunciato e per gli eventi politici di carattere internazionale, non gioca a favore della partecipazione (sia dei veterani che delle potenziali matricole).

Emiliano e Orlando avevano probabilmente intuito che il voto giovanile in funzione anti-Renzi nel referendum costituzionale di dicembre potesse essere recuperato a loro favore nelle primarie del PD di aprile. Occorre ricordare che alla netta vittoria del No il 4 dicembre 2016 hanno contribuito in maniera massiccia gli elettori più giovani, quelli compresi nella fascia tra 18 e 34 anni. Coloro che potrebbero essere potenziali selettori, cioè in gran parte ‘matricole’, di Emiliano e Orlando non avranno, forse, un buon motivo per andare a votare nei gazebo domenica prossima.

La presenza di matricole, cioè di cittadini che per la prima volta partecipano alle primarie, siano essi giovani o anziani, è senza alcun dubbio un valido indicatore dello stato di salute del partito (o della coalizione), capace di attrarre nuovi consensi. Una vittoria con una bassa partecipazione, perciò, non dovrebbe far gioire più di tanto il nuovo segretario del Partito Democratico, né essere interpretato come un buon auspicio in vista delle elezioni politiche.

“Questioni Primarie” è un osservatorio sulle primarie. È un progetto di Candidate & Leader Selection, realizzato grazie alla collaborazione con l’edizione online della rivista “il Mulino” e con il coinvolgimento dell’Osservatorio sulla Comunicazione Pubblica e Politica dell’Università di Torino. In vista delle primarie del Pd, ogni settimana, sino al 30 aprile, verranno ripresi contributi pubblicati nell’ambito dell’iniziativa.