Rapporto sulle elezioni primarie in Italia

Rapporto sulle elezioni primarie in Italia

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Rapporto sulle elezioni primarie in Italia

“Conoscere per deliberare”: era questo l’imperativo che Luigi Einaudi poneva in apertura delle sue memorabili Prediche inutili. Qualsiasi tipo di intervento politico, se non vuole essere approssimativo e poco risolutivo, deve prevedere una fase preliminare di ricerca, di raccolta meticolosa dei dati e di analisi, senza la quale qualsiasi decisione rischia di essere dannosa o perennemente sottoposta a nuovi interventi in corso d’opera, per correggere errori frutto di analisi mal fatte o mai fatte.
Questo Rapporto sulle elezioni primarie – che non intende certamente essere una predica, ma neppure vuole essere inteso come un esercizio di inutile politologia – nasce in un momento particolare della politica italiana. All’indomani delle elezioni regionali ed amministrative, è iniziata nel Partito Democratico una riflessione sulla sua struttura organizzativa, sul ruolo del suo leader e, soprattutto, sui poteri che debbono essere affidati agli iscritti o ai più numerosi simpatizzanti nelle decisioni interne al partito. Per ora, si è trattato prevalentemente di una discussione “di principio”, nella quale ogni parte in commedia provava a convincere l’altra sulla base delle proprie opinioni e supposizioni. Tornare alla “ditta” oppure rilanciare il partito degli elettori? Rafforzare i poteri degli iscritti o intensificare le occasioni di partecipazione di tutti i potenziali simpatizzanti? Interrompere l’innovazione delle primarie oppure renderla ancor più efficace ed attraente? Al centro di questo dibattito non c’erano analisi né sullo stato di salute o di apatia della membership né sulle conseguenze che le elezioni primarie hanno avuto all’interno o all’esterno del partito. Tutta la discussione è stata finora guidata da giudizi di parte, opinioni senza fondamento alle quali spesso faceva da contraltare un’informazione giornalistica molto distratta sui numeri e molto attratta da – più o meno presunti – insuccessi, scandali e fallimenti.

Obiettivo di questo report è di fornire un quadro empirico, il più possibile condiviso, all’interno del quale possa avere luogo un dibattito ragionato che, almeno inizialmente, metta da parte le questioni di principio e inizi il dibattito confrontandosi sui dati, su quel che ha funzionato e quel che davvero è andato storto.
Come gruppo di ricerca, il lavoro di Candidate & Leader Selection è iniziato dieci anni fa, in concomitanza con le prime elezioni primarie nazionali, che videro un enorme successo di partecipazione e la vittoria, mai realmente messa in discussione, di Romano Prodi. Da allora, il nostro lavoro di raccolta e analisi dei dati, sia duri (i risultati elettorali) sia – per così dire – leggeri (i sondaggi attraverso exit poll oppure indagini campionarie online), è stato ricorrente e imponente. Praticamente ad ogni tornata di elezioni primarie, il gruppo di ricerca era presente per capire le motivazioni che avevano spinto gli elettori a recarsi ai “gazebo” e indagare le conseguenze che quelle votazioni avrebbero avuto sui candidati, sui partiti che se ne erano fatti promotori e sulla qualità della democrazia italiana in generale. Ovviamente, ad ogni occasione non abbiamo fatto mancare la nostra visione dei fatti e dei dati, cercando sempre di basarci il più possibile sulle conoscenze teoriche ed empiriche a nostra disposizione.
Per questo motivo, dopo un lavoro durato un decennio è venuto il momento di fermarsi e di fare un bilancio, non tanto su di noi (ci saranno altre occasioni e altre sedi per farlo), bensì sulle conoscenze che fino a qui abbiamo accumulato. Ovviamente, nella convinzione che questo sapere possa servire a meglio deliberare, e cioè all’introduzione di riforme o interventi efficaci, migliorativi dello status quo. Anche nella previsione – lo diciamo qui di sfuggita – che il legislatore nazionale intenda incamminarsi sulla strada impervia della regolamentazione pubblica delle primarie. Finora, gli unici due casi in cui il potere pubblico ha cercato di legiferare in materia, avvenuti entrambi a livello regionale, non hanno dato i risultati sperati. Anzi, spesso hanno prodotto conseguenze inattese e controproducenti, finendo per svilire le potenzialità di uno strumento che, trovandosi ancora in uno stato di inevitabile sperimentazione, rigetta imbracature normative mal congegnate. Ecco perché è necessario conoscere prima di deliberare.
Come il lettore potrà facilmente notare, questo documento è una piccola antologia di tutto quello che bisognerebbe sapere sulle primarie “all’italiana”. All’interno si trovano informazioni su ogni livello elettorale (comunale, provinciale, regionale e nazionale) che, presto o tardi, ha sperimentato qualche forma di elezione primaria. Non mancano dati sui comportamenti dei votanti, dei candidati, sul gruppo dei dirigenti e last but not least sugli iscritti, il cui parere è troppo spesso dato per scontato o semplicemente evocato per interposta persona senza prima averlo realmente ascoltato. Non si tratta, però, di un Rapporto solo sulle elezioni primarie perché esse hanno un impatto – previsto o no – anche sulla struttura del partito, sul rapporto tra il leader e i dirigenti, sulle caratteristiche della democrazia interna all’organizzazione. Le primarie sono un pertugio all’interno dei partiti contemporanei attraverso il quale è possibile intravedere le traiettorie delle loro trasformazioni future. Per questo crediamo sia importante conoscerle prima di modificarle o cancellarle. “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”: lo diceva Luigi Einaudi e a noi non resta che sottoscrivere.

Rapporto sulle elezioni primarie in Italia

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